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RS 401

Anonymous

Anonimo

I Parti de mal e a bien aturné voil ma chançun a la gent fere oïr, k’a sun besuing nus ad Deus apelé 4si ne li deit nul prosdome faillir, kar en la cruiz deignat pur nus murir. Mult li doit bien estre gueredoné kar par sa mort sumes tuz rachaté.

II 8Cunte, ne duc, ne li roi coruné ne se pöent de la mort destolir, kar quant il unt grant tresor amassé plus lur covient a grant dolur guerpir. 12Mielz lur venist en bon jus departir, kar quant il sunt en la terre buté ne lur valt puis ne chastel ne cité.

III Allas, chettif! Tant nus sumes pené 16pur les deliz de nos cors acumplir, ki mult sunt tost failli e trespassé kar adés voi le plus joefne enviellir! Pur ço fet bon paraïs deservir 20kar la sunt tuit li gueredon dublé. Mult en fet mal estre desherité!

IV Mult ad le quoer de bien enluminé ki la cruiz prent pur aler Deu servir, 24k’al jugement ki tant iert reduté – u Deus vendrat les bons des mals partir dunt tut le mund ‹deit› trembler e fremir – mult iert huni, kei serat rebuté 28k‹e›i ne verad Deu en sa maësté.

V Si m’aït Deus, trop avons demuré d’aler a Deu pur sa terre seisir dunt li Turc l’unt eisseillié e geté 32pur noz pechiez ke trop devons haïr. La doit chascun aveir tut sun desir, kar ki pur Lui lerad sa richeté pur voir avrad paraïs conquesté.

VI 36Mult iert celui en cest siecle honuré ki Deus donrat ke il puisse revenir. Ki bien avrad en sun païs amé par tut l’en deit menbrer e suvenir. 40E Deus me doinst de la meillur joïr, que jo la truisse en vie e en santé quant Deus avrad sun afaire achevé!

VII ‹E› il otroit a sa merci venir 44mes bons seignurs, que jo tant ai amé k’a bien petit n’en oi Deu oblié!

I Having renounced evil and turned back to goodness, I wish to make the people hear my song, since God has called on us to assist Him and so no worthy man should fail him, for He deigned to die upon the Cross for our sake. We should be deeply grateful to Him because with His death he has redeemed us.

II Neither counts nor dukes nor crowned kings can escape death, and the greater the treasure they have amassed, the greater will be their grief on leaving it. It would be better for them to divide it up by good agreement, since once they are thrown into the earth neither castle nor city will be of any help to them.

III Alas, wretches that we are! We have taken so many pains to satisfy the pleasures of our bodies, so that many [of us] have prematurely faded and passed away, and I see the youngest continually growing older! For this reason it is good to gain paradise, for there all rewards are doubled. How terrible to lack an inheritance!

IV The one who takes the cross to go and serve God has his heart full of light, for on the Day of Judgment, when God will come to part the good from the wicked – before which the whole world must quake and tremble – the reluctant will suffer the great dishonour of being refused the sight of God in His majesty.

V God help me, we have delayed too long in going to God to seize the land from which the Turks have exiled and banished Him because of our sins, which we should profoundly hate. On this each one of us should concentrate his whole desire, since whoever leaves his riches for His sake will certainly have conquered paradise.

VI A man to whom God grants that he may return will be greatly honoured in this world. Whoever has loved well in his country should preserve the memory of it wherever he goes. And may God allow me to enjoy the best lady, so that I might find her in life and health, when God has completed his business!

VII And may He receive into His grace my good lords whom I have loved so much that I was almost forgetting God!

I Allontanato dal male e volto al bene farò sentire la mia canzone alla gente, perché Dio ci ha chiamati in suo soccorso e nessun prode gli deve mancare, perché acconsentì di morire per noi sulla croce. Gli dobbiamo essere di certo molto riconoscenti perché con la sua morte ci ha tutti redenti.

II Siano conti, duchi o re incoronati, non possono sottrarsi alla morte, e quanto più grande hanno ammassato il tesoro, tanto più grande sarà il dolore al momento di lasciarlo. Meglio sarebbe per loro spartire in buon accordo perché una volta gettati nella terra, allora non serviranno loro né castello né città.

III Ah, miseri! Ci siamo tanto affannati a soddisfarci di piaceri, che molti sono anzitempo mancati e son trapassati, e vedo il più giovane diventar sempre più vecchio! Per questo è buona cosa procurarsi il paradiso, perché là tutte le ricompense valgono il doppio. Che gran danno essere senza terra!

IV Ha il cuore illuminato dal bene chi prende la croce per andare a servire Dio, perché il giorno del Giudizio – quando Dio verrà a separare i buoni dai cattivi e tutti devono tremare e fremere – chi sarà restio subirà un grande disonore e sarà respinto dalla vista della maestà di Dio.

V Che Dio mi aiuti, troppo abbiamo tardato ad andare da Dio per prendere possesso della sua terra da cui i Turchi l’hanno esiliato e bandito a causa dei nostri peccati, che dobbiamo odiare con forza. Là ciascuno deve mettere tutta la sua intenzione, perché chi per Lui lascerà la sua ricchezza avrà certamente conquistato il paradiso.

VI Sarà molto onorato in questo mondo chi da Dio avrà in dono di tornare. Chi avrà molto amato nel suo paese, deve conservarne il ricordo ovunque vada. E anche a me Dio doni di godere della migliore, che la possa ritrovare in vita e in salute quando Dio avrà compiuto la sua impresa!

VII E che accolga nella sua grazia i miei buoni signori, li ho tanto amati che per loro quasi dimenticavo Dio!

Historical context and dating

The song’s composition goes back to before the death of Henry II, in a fully Angevin context, in a rare moment of truce between the English and French kings and of peace in the domestic struggles between sons and father (January-November 1188). The third stanza seems to contain allusive notes to Henry the second’s young sons. See vv. 15-17, where the mention of futile obsession with material pleasures and many premature deaths appear to evoke Henry’s two elder sons, the Young King Henry and Count Geoffrey, who both died young and not in battle. In lines 18 and 21 there may be an allusion to the last remaining heir, namely John, “the youngest”, who at that moment, 1188, is still without land and has the prospect of growing old without an inheritance.

The author is probably a scriptor of the Plantangenet royal Chancery.

Contesto storico e datazione

La composizione della canzone risale a prima della morte di Enrico II, in contesto pienamente angioino, in un raro momento di tregua tra il re d’Inghilterra e quello di Francia e di pace nelle lotte domestiche tra figli e padre (gennaio-novembre 1188).

La terza strofe pare contenere allusioni ai giovani figli di Enrico II. Si vedano i vv. 15-17, dove l’accenno al vano affannarsi intorno ai piaceri materiali e alle molte morti premature potrebbe essere visto come riferimento ai due figli più grandi, Enrico, il re Giovane, e il conte di Bretagna, Goffredo, entrambi morti giovani e non in battaglia. Mentre ai versi 18 e 21 l'allusione sarebbe all'ultimo erede rimasto, Giovanni, “il più giovane”, che in quel momento, 1188, è ancora senza terra e avrebbe davanti a sé la prospettiva, sottolineata enfaticamente, di invecchiare diseredato

L'autore è probabilmente uno scriptor della Cancelleria regia plantageneta.