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BA - Pulp

Il termine pulp si riferisce in generale alla carta scadente su cui venivano stampati dei gialli e dei racconti di fantascienza . Più tardi il termine veniva anche usato per indicare il genere cinematografico che parodia i temi propri della letteratura pulp. Nel corso degli anni novanta questo genere si è rianimato grazie al film cult di Quentin Tarantino, Pulp fiction (1994). Questa parodia è poi diventata un punto di riferimento, quasi un modello per aspiranti scrittori pulp. Nel 1996 la scuola di scrittura Holden a Torino ha per esempio organizzato un simposio sull’influenza di Tarantino sugli scrittori italiani, dove la sua opera è addirittura stata denominata “the ‘Iliad’ of our times”. Il film raggiungerà gran parte della gioventù italiana, e il suo successo è illustrativo per il processo di ‘americanizzazione’ che ha avuto luogo nel corso degli anni ottanta e novanta, cioè “the process of North Americanization of the Italian culture; it has now been put into words, made visible, and ultimately taken for granted as part of what the body of Italians ‘are’ today by these young artists”.

Dal 1996 in poi, vediamo la fase iniziale di una nuova leva di scrittori, la cosiddetta ‘generazione X’, che trova la sua ispirazione in film di questo tipo , ma anche sulla televisione, su internet e nella musica pop. Nello stesso anno è uscita la detta antologia Gioventù cannibale, con cui è ufficialmente nato il ‘movimento’ dei giovani cannibali. Il cambiamento nell’approccio alla tradizione e nella concezione di che cosa dovrebbe essere la letteratura, che ha provocato Tondelli e che viene illustrato in questa letteratura nuova, ha dato nascita a ciò che Lucamante chiama la "querelle des canibales" . La reazione della critica è stata forte, soprattutto all’inizio: "[t]hey [i critici, AH] are unable to avoid judging them by past standards of literary approaches, and in terms of the rules and techniques of the genre they choose to participate in, as Italian high-brow culture refuses to confer any literary legitimacy whatsoever on what it sees as fringe, or popular culture sub-genres" .

La letteratura pulp deve questa reputazione di sottogenere della cultura pop non solo aIl’eccessiva presenza nei libri di violenza gratuita, sessualità e consumazione, ma soprattutto al ruolo principale che conferisce ai mass media, che sembrano aver sostituito le citazioni letterarie delle generazioni precedenti, il ché non è sorprendente a voler credere alle parole di Filippo la Porta, quando dice che agli scrittori pulp mancano degli antenati letterari . Si ispirano piuttosto alle pubblicità e ai giochi video, cioè alla cultura ‘bassa’. Non sono però paragonabili all’avanguardia dell’inizio del Novecento, che cercavano unicamente di opporsi alla tradizione. Gli scrittori cannibali ‘divorano’ tutto, in quanto veri e propri cannibali, incorporando sia la cultura alta sia quella bassa, una delle caratteristiche del postmodernismo, come abbiamo visto: "They do not refuse literature, but they also admit within its realm other voices that usually go unheard" .

Per quanto riguarda il linguaggio usato nei loro romanzi, secondo il linguista Marco Berisso, che ha studiato la narrativa ‘cannibale’ sul livello linguistico, vanno identificati tre fenomeni, cioè "la presenza di forestierismi più o meno adatti, di termini tratti dai linguaggi dei giovani e, infine, di lemmi coprolalici e pornolalici" . I forestierismi, cioè le parole straniere, sono per la maggior parte già entrati nell’uso quotidiano, e anche l’uso di linguaggi dei giovani – che si manifesta soprattutto tramite espressioni regionali, l’uso di lingue straniere , di dialetti e di neologismi – non è un puro gergo. I coprolalici e pornolalici, ultimamente, si limitano anche ad elementi considerati di uso standard. Solo l’uso di dialetto sarebbe una scelta stilistica, cioè una "precisa (e ben limitata) opzione antimimetica" . Insomma, Berisso pone che in genere il linguaggio dei cannibali non è innovativo nel senso che sembra conformarsi alla lingua letteraria tradizionale: "Mi sembra intanto evidente come i testi antologizzati in Cuore di Pulp prediligano una lingua letteraria del tutto conforme a quella tradizionale" . La ragione sarebbe che i cannibali vogliono rendere le storie riconoscibili per un pubblico giovane di lettori, il ché viene anche ottenuto tramite l’integrazione di materiale lowbrow, cioè di elementi tolti dai media, dai film, dai fumetti o dalla musica.

Altre caratteristiche testuali della letteratura pulp sono gli sperimenti grafici (per esempio l’uso di maiuscoli) e la ripetizione di brani interi, un procedimento a cui fanno ricorso anche i musicisti. Manca spesso un filo rosso, i racconti sono piuttosto degli episodi brevi e frammentati, e a volte le frasi vengono perfino interrotte, come se si stesse cambiando canale sulla TV. Sul piano del contenuto è molto frequente l’idea postmoderna che tutto è permesso: le norme e i valori non valgono niente, la violenza è persiò molto presente e ‘gratuita’, cioè non motivata. Infatti l’obiettivo della letteratura cannibale dovrebbe essere, secondo Daniele Brolli, il redattore di Gioventù cannibale, di trattare proprio ciò che la letteratura tradizionale rigetta in quanto immorale. La sessualità fa anche parte di questa rivoluzione letteraria che prende di mira Brolli, mentre i sentimenti sono esclusi. Non se ne parla, o non si sa come parlarne, perché i protagonisti sono spesso granditi in famiglie distrutte. I personaggi vengono considerati come oggetti e hanno dei (sopra)nomi strani. In altri casi i nomi sono piuttosto descrizioni della fisionomia del personaggio. Un’ultima caratteristica è l’aspetto internazionale che lasciano trasparire alcuni romanzi, avendo luogo all’estero o in città senza identità.

Andrea Hajek